






PROLOGUE
“Ah, look. The first star”. Bassa e sospesa a due centimetri compresi tra le dita sore di une mont. Non riusciamo a nominarla, scorrono contemporaneamente decine di minuti, il fiume e le parole. Il buio scende, si accendono le amiche, insieme compongono una y. Eternamente sole, si uniscono con le corde invisibili che abbiamo in testa. Trois plui grants, plui sore dai nestris, di quelli che percorrono the migrants, the menaus, “the ones facing the dangers of an unkind place: the forest”.
Mi chiedo cosa vedrebbe chi ci guarda, se fossimo stelle.
PAUSA
“Maybe I am a lizard” penso ad occhi chiusi, mentre il sole batte sulla pelle.
“Ma le lucertole non parlano inglese. A dire il vero, nemmeno io”. Intanto, immagino una coda al posto delle gambe - ora che non indosso più gli scarponi, il calore mi ha impastato i piedi al prato. “Tu che ne sai. È stupida questa speculazione”. Mi coloro di verde e il collo si allunga.
“But I can't help it!”. “E invece sì. Per quale motivo non accetti di essere semplicemente tu?”
“Va bene ma… Sono qui. Voglio dire, in città e a valle è diverso. Qui, a parte camminare e mangiare, non faccio un cazzo. E sto costantemente accanto a qualcos'altro, come se condividessimo la casa. Come fai a non cercare un posizionamento?”.
SPIRITS
Esistono alcuni spiriti custodi del confine. Se lo facciano per dovere o per libera scelta, ovviamente non è possibile saperlo. Né essi appaiono sotto la stessa forma a coloro che percorrono i luoghi in cui dimorano. In molti riferiscono di essersi imbattuti in un gruppo di cavalli. Il manto sarebbe per lo più scuro, uno di loro è nero con coda grigia, altri completamente neri, altri ancora mutano colore. Non si avvicinano ma si lasciano avvicinare, e ogni giorno appaiono per la prima volta a chi alza lo sguardo. Essi, sempre secondo le testimonianze, vegliano nelle ore diurne sugli esseri umani accompagnandoli e svaniscono la notte per ricomparire la mattina successiva. Alcuni, tuttavia, riferiscono di averli visti trasformare in uccelli rapaci – corvi reali, gheppi, poiane – o in uccelli più piccoli e gregari o, in prossimità di bacini idrici, in piccoli tritoni.
MENAUS
Come ducj i dì a van indenant cun las mans, cui scarpons e cuntun savei che in futûr al sarà disparût.
Îr la ploe no iu a lassâts in pâs, jemplant il Blanc e fasint colâ i claps iù pa cleve. Vuei compagn. I voressin forsit di spietâ la dì dopo, soredut pa no sbrissâ jù pa crete, ma a no jé une vite butade sore i ‘forsit’ o la posibilitât.
Menti chei aitis al finissin di gustâ polente e cuç, Franz al cjape su il sapìn, salude e si invie a val a spietâ i troncs, puartâts iù da la corint. So fradi Peter a si jeve po dopo e a si puarte dongje chel monument di peç, laris, muscli e claps. Al cjale rapidamenti insù pa valutâ la puartade da l’aghe: la stue a é plene. Al si comed il fazolet sul cuel cjalant in iù, ma Franz l’é ben platât, masse lontan daûr dal bosc. Cumò al à in man alc di plui dal so mistîr. Clâr, nol pense nue di chest, sigur al pense alc ati, ma no lu savin. A si puarte sore la bocje da stue. Al lasse colâ la brê e al vierç la puarte. Une esplosion.
MOTHER
There is a cow in the middle of the woods. She lays down on the grass, gazing at the world, near her dead daughter.
If you look at her, she doesn’t cry. I keep on questioning my mates ‘And now, what will she do?’ but nobody can answer me.
No moaning. No movements. She doesn’t tear her hair out. And so we walk past.
ENDING
After a long journey, she’s always there. Bassa e sospesa a due centimetri compresi tra le dita sore di une mont. Radio folk, look at the first star.

PROLOGUE
“Ah, look. The first star”. Bassa e sospesa a due centimetri compresi tra le dita sore di une mont. Non riusciamo a nominarla, scorrono contemporaneamente decine di minuti, il fiume e le parole. Il buio scende, si accendono le amiche, insieme compongono una y. Eternamente sole, si uniscono con le corde invisibili che abbiamo in testa. Trois plui grants, plui sore dai nestris, di quelli che percorrono the migrants, the menaus, “the ones facing the dangers of an unkind place: the forest”.
Mi chiedo cosa vedrebbe chi ci guarda, se fossimo stelle.
PAUSA
“Maybe I am a lizard” penso ad occhi chiusi, mentre il sole batte sulla pelle.
“Ma le lucertole non parlano inglese. A dire il vero, nemmeno io”. Intanto, immagino una coda al posto delle gambe - ora che non indosso più gli scarponi, il calore mi ha impastato i piedi al prato. “Tu che ne sai. È stupida questa speculazione”. Mi coloro di verde e il collo si allunga.
“But I can't help it!”. “E invece sì. Per quale motivo non accetti di essere semplicemente tu?”
“Va bene ma… Sono qui. Voglio dire, in città e a valle è diverso. Qui, a parte camminare e mangiare, non faccio un cazzo. E sto costantemente accanto a qualcos'altro, come se condividessimo la casa. Come fai a non cercare un posizionamento?”.


SPIRITS
Esistono alcuni spiriti custodi del confine. Se lo facciano per dovere o per libera scelta, ovviamente non è possibile saperlo. Né essi appaiono sotto la stessa forma a coloro che percorrono i luoghi in cui dimorano. In molti riferiscono di essersi imbattuti in un gruppo di cavalli. Il manto sarebbe per lo più scuro, uno di loro è nero con coda grigia, altri completamente neri, altri ancora mutano colore. Non si avvicinano ma si lasciano avvicinare, e ogni giorno appaiono per la prima volta a chi alza lo sguardo. Essi, sempre secondo le testimonianze, vegliano nelle ore diurne sugli esseri umani accompagnandoli e svaniscono la notte per ricomparire la mattina successiva. Alcuni, tuttavia, riferiscono di averli visti trasformare in uccelli rapaci – corvi reali, gheppi, poiane – o in uccelli più piccoli e gregari o, in prossimità di bacini idrici, in piccoli tritoni.
MENAUS
Come ducj i dì a van indenant cun las mans, cui scarpons e cuntun savei che in futûr al sarà disparût.
Îr la ploe no iu a lassâts in pâs, jemplant il Blanc e fasint colâ i claps iù pa cleve. Vuei compagn. I voressin forsit di spietâ la dì dopo, soredut pa no sbrissâ jù pa crete, ma a no jé une vite butade sore i ‘forsit’ o la posibilitât.
Menti chei aitis al finissin di gustâ polente e cuç, Franz al cjape su il sapìn, salude e si invie a val a spietâ i troncs, puartâts iù da la corint. So fradi Peter a si jeve po dopo e a si puarte dongje chel monument di peç, laris, muscli e claps. Al cjale rapidamenti insù pa valutâ la puartade da l’aghe: la stue a é plene. Al si comed il fazolet sul cuel cjalant in iù, ma Franz l’é ben platât, masse lontan daûr dal bosc. Cumò al à in man alc di plui dal so mistîr. Clâr, nol pense nue di chest, sigur al pense alc ati, ma no lu savin. A si puarte sore la bocje da stue. Al lasse colâ la brê e al vierç la puarte. Une esplosion.


MOTHER
There is a cow in the middle of the woods. She lays down on the grass, gazing at the world, near her dead daughter.
If you look at her, she doesn’t cry. I keep on questioning my mates ‘And now, what will she do?’ but nobody can answer me.
No moaning. No movements. She doesn’t tear her hair out. And so we walk past.
ENDING
After a long journey, she’s always there. Bassa e sospesa a due centimetri compresi tra le dita sore di une mont. Radio folk, look at the first star.
